1. Il problema dei costi della politica esiste, ma forse sarebbe meglio sottrarlo alla propaganda. Un manipolo di parlamentari che pensa di attrarre voti, suscitare consensi, o guadagnare in popolarità perché trasferisce una parte dello stipendio al suo gruppo, perché pranza al sacco, o arriva in Parlamento in bicicletta, va bene per dare un po’ di lavoro ai giornalisti e ai fotografi ma non serve a cambiare le cose.

    — lastampa.it , La pagliuzza e la trave [http://goo.gl/0eIeb ]

  2. #twitterPA: quante sono e cosa fanno le PA italiane su Twitter? ecco il rapporto 2012


    I Rapporti precedenti sono scaricabili qui

  3. la mappa di #twitterPA 2012

    mappa di #twitterPA 2012 
    Presentazione rapporto presso @nexacenter 28Nov
    [i rapporti precedenti sono qui, i dati sono aggiornati all’11 Nov 2012] 

  4. #FacebookPA

    In questo periodo si discute molto di Smart Cities e di Agenda Digitale.
    Io penso sia utile discuterne a partire da dati empirici.
    E’ questa la ragione per cui ho elaborato #FacebookPA, una ricerca che indaga su quante siano e come si comportino le PA locali su Facebook.

    Di seguito il link al rapporto
    [il lavoro gemello dedicato a Twitter è qui]:

    #FacebookPA 1/2012

  5. Può vivere bene, può lavorare con dignità un Paese spaccato a metà, in cui le due parti si guardano con una diffidenza che spesso diventa sospetto, e talvolta rancore?

    — Edmondo Berselli (1951-2010)

  6. Poco importa se le scuole vengono riempite di lavagne elettroniche, se poi solo una percentuale bassissima viene usata dagli insegnanti (come sta effettivamente accadendo in Italia). Poco importa battersi per diffondere la banda larga, se poi quasi metà del Paese non la utilizza. È una buona cosa sapere che il 100% dei servizi pubblici di base è online (è così…), ma nulla cambia se la percentuale d’uso resta tra le più basse in Europa. Dare risposte a queste domande è la vera “agenda digitale

    — Stefano Quintarelli, Ora costruiamo il futuro digitale

  7. […] Ma c’è una questione ancora più importante, che riguarda il modo in cui viene affrontato il lavoro autonomo. Coloro che si occupano di creare nuove regole (sindacalisti, giuslavoristi, legislatori, quasi sempre ex sindacalisti o giuslavoristi) si sono formati nel mondo del lavoro dipendente e faticano a concepire nuovi diritti fuori dagli schemi conosciuti. Le misure realizzate sino ad ora non sono mai andate oltre l’innalzamento dei contributi previdenziali al fine di raggiungere una parificazione con quelli dei dipendenti ed evitare un uso imposto delle forme di lavoro autonomo. Questa sembra la strada anche ora indicata da importanti rappresentanti sindacali quando sostengono che il “lavoro precario deve costare di più”, incuranti del fatto che i ripetuti aumenti degli ultimi anni  hanno reso difficile la sopravvivenza delle vere partite iva, senza impedire gli abusi e senza costruire un sistema di welfare per lavoratori che ormai (tra contributi e fisco) pagano più dei dipendenti, ma non hanno tutele […]

    — Le ipotesi di riforma del lavoro: dimenticano (ancora) le partite IVA

  8. #ABCDigitale: proviamo a censire i progetti di alfabetizzazione digitale pubblici in Italia?

    Durante e dopo l’insediamento del nuovo Governo, dalla parte abitata della Rete si è alzata forte la richiesta di ministro [reloaded: sottosegretario] per l’attuazione della c.d. Agenda Digitale.
    Una proposta molto opportuna, visto il ritardo culturale accumulato dal nostro paese in materia, dalla valenza di diritto di cittadinanza ormai riconosciuta all’accesso alla Rete e dalla rilevanza del Fattore Internet per la crescita economica italiana.

    Tutto vero tutto giusto. E d’altra parte- in attesa che si creino le cariche e si formino Gabinetti- potrebbe aver senso raccogliere un po’ di dati. Per esempio sulla massa crescente di progetti, energie, idee che si stanno esprimendo nelle varie parti del paese in materia alfabetizzazione e superamento del c.d. digital divide. 

    L’idea del censimento viene da qui. In concreto, la proposta è di costruire collaborativamente un documento aperto, accessibile da chiunque e da chiunque integrabile [una prima bozza di form è disponibile qui, snapshot sotto] in grado di dar conto dei progetti di alfabetizzazione digitale pubblici in corso in Italia. 

    Gli obiettivi ipotizzati per il lavoro sono almeno due. Da una parte, il censimento serve a “mettere in fila” le esperienze in corso nel nostro paese. Dall’altra, potenzialmente, offre strumenti di conoscenza utili ai decisori che verranno.

    Che dite, censiamo?

  9. Conviene mantenere, rispetto ai processi in atto, lo sguardo lungo di quella che un tempo si chiamava analisi di fase, e non quello corto della nota politica quotidiana o settimanale: qui […] è in questione il fondato timore che dietro la discontinuità di stile rispetto al ventennio berlusconiano si faccia strada una continuità dei processi di fondo, dei quali l’asservimento della politica all’economia non è certo l’ultimo

    — Ida Dominijanni, Il Manifesto 19Nov2011

  10. #TwitterPA: Quanti sono e cosa fanno gli enti locali italiani su Twitter?

    Quanti sono gli enti locali su Twitter? E come lo impiegano concretamente?
    Sono queste le domande che presiedono alla stesura di #TwitterPA, la survey avviata a fine 2010 [rilasci precedenti qui e qui] con l’obiettivo di offrire dati empirici al dibattito sulla modernizzazione social di Comuni, Province e Regioni italiane- non di rado alimentato da giudizi affrettati e miopi.

    Riporto di seguito l’Executive Summary e la mappa aggiornata delle antenne.  Il testo completo del Rapporto, invece, è disponibile a questo indirizzo

    Le antenne riconducibili ad enti locali e ministeri sono in tutto 160, rappresentando una porzione estremamente piccola [>0,01%] del totale italiano. 

    * In termini assoluti, a far la parte del leone sono i 132 account appartenenti ad amministrazioni comunali [82,5% del totale], seguite da Province [11,25%] e Regioni [5%]. I Ministeri contano per l’1,25%

    * E’ però il livello regionale quello che fa registrare la più elevata intensità di presenze: sono 7 su 20 [35% del totale] le Regioni dotate di un account, con una percentuale che scende al 16,3% per le Province, all’8,6% per i Ministeri e all’1,6% per i Comuni

    Il numero di account pubblici continua ad aumentare. Ma la traiettoria di crescita rimane costante nel tempo, non facendo registrare picchi positivi come accade invece per individui ed imprese

    * Il primo balzo quantitativo è arrivato nel 2009, quando si sono iscritti al servizio 51 nuovi enti [erano 6 al 31 Dicembre 2008].  Nel 2010 la crescita è continuata, con l’apertura di 63 antenne, mentre i profili creati nel 2011 sono stati finora 40 [25% del totale].

    * Rimini è stato il primo ente ad aprire un account Twitter. Eravamo a Novembre del 2007.

    L’uso di Twitter è più diffuso nel Nord Italia….

    * Il Nord Italia conta su un numero complessivo di 89 antenne [55,6% del totale].

    * Sono ubicate a Nord le quattro regioni che ospitano il maggior numero di presidi Twitter: si tratta di Piemonte, Veneto, Emilia- Romagna e Lombardia.

    …Ma Centro, Sud e Isole mostrano anch’essi buoni segni di vitalità

    * Quasi un quarto dei profili rilevati [38] sono riconducibili ad enti locali del Mezzogiorno, mentre sono 33 gli account presenti nelle 5 regioni del Centro Italia.

    * Regioni come Puglia [12 antenne], Sardegna [11] e Toscana [12] mostrano una densità di presidi ben superiore alla media nazionale.

    * La Sardegna, in particolare, è la regione con il più elevato tasso di antenne in rapporto alla popolazione [un account ogni 151000 abitanti circa].

    I distretti cinguettanti sono una realtà

    * Intorno ai centri più dinamici tendono a formarsi dei “distretti cinguettanti”. Accade in Piemonte, dove il traino di Regione Piemonte e Comune capoluogo ha portato ad un addensamento di 19 antenne, Veneto [19 antenne], Emilia- Romagna [16], Sardegna [11]

    La maggioranza delle antenne fa capo a entità territoriali di dimensioni circoscritte, mentre diverse grandi città mancano all’appello

    * 100 dei 160 account censiti [62,5%] appartengono a Comuni non-capoluogo di provincia. 

    * Per converso, solo 11 delle 20 città capoluogo di regione hanno aperto un proprio presidio su Twitter. All’appello mancano metropoli come Roma, Bari, Palermo e nei fatti la stessa Firenze [presente soltanto con un account non ufficiale]

    Le antenne pubbliche mostrano complessivamente una comprensione limitata della sintassi e delle potenzialità del mezzo

    * 124 degli account scrutinati [80% del totale] utilizza Twitter esclusivamente come canale broadcast, senza valorizzare alcuna delle funzionalità di dialogo e condivisione offerte dal sistema. Ad ulteriore conferma della loro scarsa propensione al dialogo, il 20% delle antenne non “segue” [c.d. following] alcun account esterno

    * Due dei profili censiti mantengono addirittura “privati” i propri tweet, consentendo quindi la fruizione dell’informazione pubblica solo previa autorizzazione dell’ente

    Sono numerosi gli account aperti e subito dopo abbandonati dalle amministrazioni. Ed anche là dove gli aggiornamenti continuano, la loro frequenza è mediamente bassa

    * Oltre la metà delle antenne rilevate [91 su 160, 56,9% del campione] viene aggiornata con cadenza saltuaria o nulla. Particolarmente incidente la realtà degli account c.d. “dormienti”, quelli cioè che non hanno fatto registrare alcun update nei 30 giorni precedenti la rilevazione. Sono riconducibili a tale categoria 58 antenne, pari al 36,3% del totale.

    * Gli account dormienti si concentrano in particolare nelle realtà comunali [50 occorrenze] e regionali [3 occorrenze]. Nessuna antenna di questo genere, invece, tra le Province 

    * All’altro estremo del continuum stanno i 24 profili [15% del totale] aggiornati con cadenza quotidiana. Se ne incontrano a tutti i livelli amministrativi e dimensionali, dai ministeri ai piccoli Comuni.

    Twitter viene usato prevalentemente come “continuazione” dello sportello fisico

    * Gli impieghi prevalenti riguardano la segnalazione di eventi [rilevata in 111 antenne] e il rilancio di informazioni di pubblica utilità [59% dei casi, pari a 94 occorrenze]. Tale evidenza risulta valida per tutti i livelli amministrativi esaminati.

    * Tra le modalità d’uso più innovative si segnalano il rilancio di materiali multimediali [praticato in 45 realtà] e la realizzazione di attività di crowdsourcing [6 occorrenze]. Tali attività sperimentali sono concentrate in massima parte nelle antenne comunali.

    * Nel 7,5% [12 su 160] dei casi gli spazi pubblici su Twitter sono stati aperti ma non sono ancora stati “popolati” con alcun contenuto 

    Fanno la loro comparsa i primi “account fantasma”

    * 9 delle antenne scrutinate fanno uso di nomi e simboli apparentemente riconducibili alle amministrazioni, ma resta incerta la loro reale paternità.

    * Alcune di queste occorrenze configurano cybersquatting vero e proprio, mentre in altri casi l’occupazione degli account viene realizzata a scopo preventivo da cittadini in buona fede, che “bloccano” gli spazi per poterli rendere disponibili per l’amministrazione in caso di sbarco su Twitter.

    Vai al testo integrale del report