1. Quella sottile linea rossa tra comunicazione istituzionale e politica

    In apparenza la distinzione è semplice: è istituzionale la comunicazione realizzata da un’istituzione [ex: amministrazione, università] al fine di dar conto delle proprie attività, rendere informazioni di pubblica utilità, dialogare con la collettività di riferimento. Mentre è politica quella realizzata da soggetti [eletti o meno] che comunicano per informare/convincere, dialogare con i propri sostenitori presenti o potenziali, dar conto delle azioni proprie [o di partito]. Sono chiaramente diversi gli intenti, le modalità di espressione, gli interlocutori a cui ci si rivolge.

    Ma poi la pratica è un po’ più complicata di così. Me ne sto rendendo conto in questi giorni elaborando l’edizione 2012 di #TwitterPA, dedicata alle attività Twitter di Comuni, Province, Regioni e Ministeri. Certo, in alcuni casi l’invasione di campo della politica nei confronti dello spazio istituzionale è marchiana [lanci come “L’Assessore xy replica duramente alle accuse della minoranza” non possono stare nella bacheca dell’istituzione punto] e in altri i redattori sono attentissimi a non creare la minima sovrapposizione tra attività dell’ente e quelle dei politici al proprio interno.

    Solo che lungo la linea rossa succedono molte altre cose. Per esempio, da che lato della linea ci troviamo quando la timeline di un Ministero o di una Provincia dà conto in maniera continua delle dichiarazioni, degli eventi frequentati, delle immagini del Ministro o del Presidente? Ed è scivolamento nella comunicazione politica quello del Comune che ritwitta periodicamente i tweet personali del sindaco, o magari lo privilegia nelle proprie attività di dialogo sulla bacheca?

    Io di mio ero partito con solide certezze, ma ora in mano mi ritrovo molte domande [e a giudicare dalla conversazione avviata su twitter sono in buona compagnia] 

  2. #TwitterPA Facts. Sono 37 i nuovi account Twitter fin qui creati da PA italiane nel 2012: 33 appartengono a Comuni, 1 a Regioni e 3 a PA centrali. centrali [preview dal Rapporto TwitterPA 2012, in uscita a Novembre 2012. I Rapporti precedenti sono disponibili qui]

  3. #FacebookPA

    In questo periodo si discute molto di Smart Cities e di Agenda Digitale.
    Io penso sia utile discuterne a partire da dati empirici.
    E’ questa la ragione per cui ho elaborato #FacebookPA, una ricerca che indaga su quante siano e come si comportino le PA locali su Facebook.

    Di seguito il link al rapporto
    [il lavoro gemello dedicato a Twitter è qui]:

    #FacebookPA 1/2012

  4. #TwitterPA: Quanti sono e cosa fanno gli enti locali italiani su Twitter?

    Quanti sono gli enti locali su Twitter? E come lo impiegano concretamente?
    Sono queste le domande che presiedono alla stesura di #TwitterPA, la survey avviata a fine 2010 [rilasci precedenti qui e qui] con l’obiettivo di offrire dati empirici al dibattito sulla modernizzazione social di Comuni, Province e Regioni italiane- non di rado alimentato da giudizi affrettati e miopi.

    Riporto di seguito l’Executive Summary e la mappa aggiornata delle antenne.  Il testo completo del Rapporto, invece, è disponibile a questo indirizzo

    Le antenne riconducibili ad enti locali e ministeri sono in tutto 160, rappresentando una porzione estremamente piccola [>0,01%] del totale italiano. 

    * In termini assoluti, a far la parte del leone sono i 132 account appartenenti ad amministrazioni comunali [82,5% del totale], seguite da Province [11,25%] e Regioni [5%]. I Ministeri contano per l’1,25%

    * E’ però il livello regionale quello che fa registrare la più elevata intensità di presenze: sono 7 su 20 [35% del totale] le Regioni dotate di un account, con una percentuale che scende al 16,3% per le Province, all’8,6% per i Ministeri e all’1,6% per i Comuni

    Il numero di account pubblici continua ad aumentare. Ma la traiettoria di crescita rimane costante nel tempo, non facendo registrare picchi positivi come accade invece per individui ed imprese

    * Il primo balzo quantitativo è arrivato nel 2009, quando si sono iscritti al servizio 51 nuovi enti [erano 6 al 31 Dicembre 2008].  Nel 2010 la crescita è continuata, con l’apertura di 63 antenne, mentre i profili creati nel 2011 sono stati finora 40 [25% del totale].

    * Rimini è stato il primo ente ad aprire un account Twitter. Eravamo a Novembre del 2007.

    L’uso di Twitter è più diffuso nel Nord Italia….

    * Il Nord Italia conta su un numero complessivo di 89 antenne [55,6% del totale].

    * Sono ubicate a Nord le quattro regioni che ospitano il maggior numero di presidi Twitter: si tratta di Piemonte, Veneto, Emilia- Romagna e Lombardia.

    …Ma Centro, Sud e Isole mostrano anch’essi buoni segni di vitalità

    * Quasi un quarto dei profili rilevati [38] sono riconducibili ad enti locali del Mezzogiorno, mentre sono 33 gli account presenti nelle 5 regioni del Centro Italia.

    * Regioni come Puglia [12 antenne], Sardegna [11] e Toscana [12] mostrano una densità di presidi ben superiore alla media nazionale.

    * La Sardegna, in particolare, è la regione con il più elevato tasso di antenne in rapporto alla popolazione [un account ogni 151000 abitanti circa].

    I distretti cinguettanti sono una realtà

    * Intorno ai centri più dinamici tendono a formarsi dei “distretti cinguettanti”. Accade in Piemonte, dove il traino di Regione Piemonte e Comune capoluogo ha portato ad un addensamento di 19 antenne, Veneto [19 antenne], Emilia- Romagna [16], Sardegna [11]

    La maggioranza delle antenne fa capo a entità territoriali di dimensioni circoscritte, mentre diverse grandi città mancano all’appello

    * 100 dei 160 account censiti [62,5%] appartengono a Comuni non-capoluogo di provincia. 

    * Per converso, solo 11 delle 20 città capoluogo di regione hanno aperto un proprio presidio su Twitter. All’appello mancano metropoli come Roma, Bari, Palermo e nei fatti la stessa Firenze [presente soltanto con un account non ufficiale]

    Le antenne pubbliche mostrano complessivamente una comprensione limitata della sintassi e delle potenzialità del mezzo

    * 124 degli account scrutinati [80% del totale] utilizza Twitter esclusivamente come canale broadcast, senza valorizzare alcuna delle funzionalità di dialogo e condivisione offerte dal sistema. Ad ulteriore conferma della loro scarsa propensione al dialogo, il 20% delle antenne non “segue” [c.d. following] alcun account esterno

    * Due dei profili censiti mantengono addirittura “privati” i propri tweet, consentendo quindi la fruizione dell’informazione pubblica solo previa autorizzazione dell’ente

    Sono numerosi gli account aperti e subito dopo abbandonati dalle amministrazioni. Ed anche là dove gli aggiornamenti continuano, la loro frequenza è mediamente bassa

    * Oltre la metà delle antenne rilevate [91 su 160, 56,9% del campione] viene aggiornata con cadenza saltuaria o nulla. Particolarmente incidente la realtà degli account c.d. “dormienti”, quelli cioè che non hanno fatto registrare alcun update nei 30 giorni precedenti la rilevazione. Sono riconducibili a tale categoria 58 antenne, pari al 36,3% del totale.

    * Gli account dormienti si concentrano in particolare nelle realtà comunali [50 occorrenze] e regionali [3 occorrenze]. Nessuna antenna di questo genere, invece, tra le Province 

    * All’altro estremo del continuum stanno i 24 profili [15% del totale] aggiornati con cadenza quotidiana. Se ne incontrano a tutti i livelli amministrativi e dimensionali, dai ministeri ai piccoli Comuni.

    Twitter viene usato prevalentemente come “continuazione” dello sportello fisico

    * Gli impieghi prevalenti riguardano la segnalazione di eventi [rilevata in 111 antenne] e il rilancio di informazioni di pubblica utilità [59% dei casi, pari a 94 occorrenze]. Tale evidenza risulta valida per tutti i livelli amministrativi esaminati.

    * Tra le modalità d’uso più innovative si segnalano il rilancio di materiali multimediali [praticato in 45 realtà] e la realizzazione di attività di crowdsourcing [6 occorrenze]. Tali attività sperimentali sono concentrate in massima parte nelle antenne comunali.

    * Nel 7,5% [12 su 160] dei casi gli spazi pubblici su Twitter sono stati aperti ma non sono ancora stati “popolati” con alcun contenuto 

    Fanno la loro comparsa i primi “account fantasma”

    * 9 delle antenne scrutinate fanno uso di nomi e simboli apparentemente riconducibili alle amministrazioni, ma resta incerta la loro reale paternità.

    * Alcune di queste occorrenze configurano cybersquatting vero e proprio, mentre in altri casi l’occupazione degli account viene realizzata a scopo preventivo da cittadini in buona fede, che “bloccano” gli spazi per poterli rendere disponibili per l’amministrazione in caso di sbarco su Twitter.

    Vai al testo integrale del report

  5. Innovatori Jam: Cosa Come Perché

    Penso che Innovatori Jam sia un’iniziativa necessaria e meritevole di tutta l’attenzione possibile.
    E’ necessaria perché stiamo in un paese stagnante, dove gli sforzi di sperimentazione e innovazione servono più dell’ossigeno.
    Ed è meritevole di attenzione perché- noi specialmente che lamentiamo la stagnazione un giorno sì e l’altro pure- abbiamo un po’ il dovere di esporci in prima persona.

    Ma forse intanto che la imbrodo è utile anche dire anche cos’è, Innovatori Jam.
    Si tratta di uno workshop online organizzato dall’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’Innovazione, che si tiene il 13 e 14 Settembre. 

    Obiettivo del Jam è “usare” idee e proposte delle migliaia di persone che si connetteranno in sincrono per far emergere e confrontare temi e soluzioni inerenti l’innovazione nel nostro paese. 
    E visto che “innovazione” di per sé rischia di voler dire tutto e niente, i lavori sono stati suddivisi in 10 forum tematici:
    1. Innovazione e internazionalizzazione: Italia degli Innovatori
    2. Giovani, talento e merito nella ricerca e nell’innovazione
    3. Start up, incubatori e venture capital
    4. I ranking dell’innovazione
    5. Accessibilità, apps e nuovi canali
    6. Digital Agenda: open data, cloud computing e banda larga
    7. eCommerce e eTourism
    8. Il Codice dell’Amministrazione Digitale
    9. Informazione e nuovi canali 
    10. Le Smart Cities del futuro

    Inutile dire che, per funzionare, l’evento ha bisogno di partecipazione la più larga possibile. Iio per me parteciperò come utente e anche come facilitatore volontario, con riferimento ai forum 7. e 9.
    Le iscrizioni sono aperte qui e tutti i suonatori sono benvenuti!

  6. pezzetti di giurisdizione [nuovi] per la PA digitale

    Cosa accade quando un’istituzione pubblica- tiene una presenza stabile negli spazi sociali online? Sì, lo so che la domanda vale un miliardo di dollari, e so anche che dischiude una quantità di aspetti già dibattuti in modo più o meno ampio: il raccorciarsi delle distanze tra ufficio e cittadini, le nuove possibilità di espressione propria e le altre legate alla “liberazione” e riuso dei dati pubblici; ma anche la diffidenza e/o la difficoltà “culturali” di adattamento e la necessità di ripensare secondo una logica paritaria la relazione col “pubblico”.

    Ma la storia che volevo raccontare era un’altra. La sto imparando lungo la traiettoria di #adottaunaparola ed ha a che vedere con le possibilità di azione date online all’amministrazione al punto di incrocio tra dialogo con la community e creazione di valore pubblico. vediamo se riesco a spiegarmi.

    Tra l’istituzione che sta online giorno dopo giorno e la sua comunità si crea un rapporto fiduciario. Le persone confidano nella sincerità e nel “dar conto di sé” dell’amministrazione, e le attribuiscono in cambio credibilità e (persino) la disponibilità ad impiegare per essa parte del proprio tempo. Questa, che è già di per sé una bomba per le nostre bistrattate PA, assume una valenza ancor maggiore nel momento in cui l’istituzione riesce a governare le energie della comunità e indirizzarle verso spazi, servizi, finalità pubbliche. O, per dirla con altre parole, quando le attività di crowdsourcing vanno ad arricchire i commons digitali.

    #adottaunaparola è un primo esempio di questo. il censimento prima, e poi le adozioni dei lemmi, costituiscono un arricchimento dello spazio digitale pubblico che non sarebbe stato possibile senza le energie e le indicazioni distribuite della comunità e lo sforzo di governo delle stesse da parte dello Staff. 

    Ma, appunto, AUP è solo un esempio. E a rilevare qui non è tanto la replicabilità della sua formula, quanto il fatto che evidenzia l’esistenza di uno spazio di azione emergente- un nuovo pezzetto di giurisdizione- per l’istituzione nell’ambiente digitale. L’organizzazione pubblica che abita gli spazi online in modo consapevole [leggi: conosce i luoghi, si rapporta in modo corretto con la sua comunità, sa riconoscere e valorizzare i commons] ha la possibilità di esercitare qui una dimensione nuova [e non prima visibile] della propria giurisdizione, coinvolgendo attivamente i cittadini e migliorando la qualità dell’ambiente pubblico per tutti

    [foto di @AlphachimpStudio, distribuita con licenza CC, originale qui]

  7. La rivoluzione amministrativa sarà twittata?

    La domanda è la stessa del rapporto precedente [http://goo.gl/KMidx]. E suona grossomodo così: qual è il rapporto degli enti locali italiani con Twitter? Quanti sono sulla più popolare piattaforma di microblogging, e come la usano?

    Di seguito rendo la mappa Google della situazione corrente [est 3 Marzo 2011] e alcune osservazioni preliminari in proposito. I dati analitici che informano la ricerca sono consultabili presso: [http://goo.gl/2V5QX]


    View Gli enti locali su Twitter: Marzo 2011 in a larger map

    ***Osservazioni preliminari - Ad oggi sono presenti su Twitter 96 antenne in totale: 7 regioni, 14 province, 75 comuni - La modalità d’uso prevalente del canale resta quella broadcast [sono 18 le antenne comunali che non seguono nessuno, 1 quella regionale che non segue nessuno. le funzioni di dialogo sono usate da un numero limitatissimo di enti]; - Il tasso di aggiornamento medio è basso. sono poche le antenne in grado di garantire una presenza continuativa ed affidabile nel tempo; - rispetto alla rilevazione precedente (Nov10) comparse 7 nuove antenne (5 comuni, 2 province); - aumenta il numero di canali dormienti [quattro le ipotesi: canale percepito come scarsamente utile. venuto a mancare il singolo motore, venuti a mancare i fondi, stagionalità] - Gli enti più grandi confermano la propria maggiore facilità a mantenere viva la presenza nel tempo. i piccoli inseguono a fatica, con alcune notevoli eccezioni come San Benigno Canavese o Capoliveri [che non hanno nulla da invidiare ai big né in termini di intensità della presenza, né in termini di qualità del palinsesto] - Esiste polarizzazione geografica intorno alle antenne principali (Torino, Bologna, Venezia), oltre ad una certa sperequazione tra nord e sud del paese - in alcuni casi si dà anche un “effetto contagio” anche tra i diversi livelli amministrativi [dove comune anche provincia o regione, e viceversa] - il “record” di follower appartiene al Comune di Torino, che al 3 marzo conta poco meno di 9k follower

  8. Comuni che cinguettano: la mappa google



    View Comuni che cinguettano in a larger map

  9. Un piede nella PA e uno nello spazio

    un piede nella pubblica amministrazione e uno nello spazio. è questa la sensazione che mi ha lasciato partecipare al barcamp innovatori PA di mercoledì scorso. il piede piantato nella pubblica amministrazione ha camminato tra i problemi, annosi e stranoti, dei quali ci raccontiamo ormai ogni giorno: mancanza di turnover, indifferenza di (molta) dirigenza di fronte all’innovazione, scarsità di risorse. ma soprattutto difficoltà culturale rispetto alle innovazioni: ”il metodo col quale la PA affronta le nuove tecnologie è assolutamente fuori dal tempo” ha affermato […]

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