[…] Ma c’è una questione ancora più importante, che riguarda il modo in cui viene affrontato il lavoro autonomo. Coloro che si occupano di creare nuove regole (sindacalisti, giuslavoristi, legislatori, quasi sempre ex sindacalisti o giuslavoristi) si sono formati nel mondo del lavoro dipendente e faticano a concepire nuovi diritti fuori dagli schemi conosciuti. Le misure realizzate sino ad ora non sono mai andate oltre l’innalzamento dei contributi previdenziali al fine di raggiungere una parificazione con quelli dei dipendenti ed evitare un uso imposto delle forme di lavoro autonomo. Questa sembra la strada anche ora indicata da importanti rappresentanti sindacali quando sostengono che il “lavoro precario deve costare di più”, incuranti del fatto che i ripetuti aumenti degli ultimi anni hanno reso difficile la sopravvivenza delle vere partite iva, senza impedire gli abusi e senza costruire un sistema di welfare per lavoratori che ormai (tra contributi e fisco) pagano più dei dipendenti, ma non hanno tutele […]
— Le ipotesi di riforma del lavoro: dimenticano (ancora) le partite IVA