1. Son solo le Regioni che restano a piedi?

    Riportando alcuni dati sul booking online in Val d’Aosta @tourismcafe argomenta come siano “tempi duri per i portali turistici regionali”. E il punto, ripreso da Luca, fa partire un dialogo su su Twitter, al quale provo ad agganciarmi qui. 

    Io non so se sia Regione Valle d’Aosta a gestire il portale in questione- per la mia limitata conoscenza le Regioni non hanno competenza diretta in tal senso- né sinceramente mi sentirei di far tutt’uno tra sistemi di booking e presidi regionali online [che han dentro spazi informativi, piattaforme social, progetti di coinvolgimento dei cittadini ed altro].

    Ma tornando al punto del booking- poche prenotazioni, poche strutture alberghiere aderenti- la situazione di sofferenza è evidente. Di fronte a tali dati il riflesso più immediato e ricorrente è: “shame on le istituzioni, che non solo non hanno titolo ma sono inadeguati a questo tipo di compito”. che magari è anche vero. salvo che un’analisi di questo genere, secondo me, lascia fuori un pezzo del racconto.
    se rileggo l’articolo citato da @tourismcafe, per dirne una, imparo che al sistema partecipa “una media del 43% degli operatori, con punte dell’11% tra i rifugi”. e penso: magari quelle che non partecipano sono tutte strutture che fanno il pienone- e allora davvero non c’è bisogno del sistema di booking regionale- o magari c’è dentro anche qualcuno di quelli che “non so non mi interessa”, quelli che tengono il sito web per bellezza e vedono i social media come un’inutile perdita di tempo [gli studi dicono che sono in tanti a pensarla così in Italia, e non mi stupirei ce ne fosse qualcuno anche tra gli esercenti valdostani].
    e se dentro il plotone dei non partecipanti ci fossero anche pezzi di questo genere come la mettiamo? Bacchettate alla Regione perché non li ha costretti a partecipare? Bacchettate agli esercenti perché sono pigri e ignoranti? 
    Secondo me né l’una né l’altra [tanto ci pensa il mercato a far pulizia]. Soltanto, mi vien da dire, verrebbe fuori che la difficoltà dei “portali” regionali è solo la punta emergente dell’iceberg. e che i tempi duri non sono delle regioni, ma di tutti quei soggetti incapaci di comprendere che il mondo sta cambiando loro sotto il naso. E che chi si ferma resta a piedi di sicuro.  

Note

  1. postato da giovanniarata